Ricordo ai miei affezionati lettori che questo blog e' in stato di semi-abbandono.
Suo fratello se la passa meglio.
Ci trovate li'.
L'analogia lettura-onanismo e' una di quelle che stuzzicano.
Ci sono almeno tre modi per affrontarla. Il primo: onanismo e lettura hanno in comune la solitudine. E' una strada che si secca subito, non abbiamo neanche il tempo di iniziare a seguirla che gia' si spengono i lampioni e il nulla ci lecca le connessioni neuroniche. La solitudine abbraccia milioni di altri gesti: ci scaccoliamo da soli, ci togliamo il cerume da soli, siamo un'unica eccezione in un universo fatto di altri: nessuno può vedere lo stesso pezzo di mondo che vediamo noi, quello spazio visivo lo occupano solo i nostri occhi.
Strada senz'uscita, la lasciamo subito.
Andrea Monda mi ha regalato questo stimolo e io lo raccolgo. Lo uso per accarezzare di nuovo il mio alfabeto di plastica. Estendo il campo: scriviamo soprattutto quando ci innaffia il disamore. Niente nuvole metafisiche: scrivo. Scrivo e mi disvelo, mi rivelo per quel che sono e per quel che valgo. Mi lascio dietro due pietruzze per ritrovare il sentiero che avevo interrotto: la bella Cyrano di Guccini e l'esperienza che mi porto addosso. Amiamo di continuo e di continuo dobbiamo guadagnarci il diritto e il dovere di amare. Sia esso il nostro "simbolo" differente e complementare che l'invidia di Zeus ci obbliga a cercare per ritrovare la perduta unità, sia esso quel quid che colora i giorni troppo uguali che ci snocciolano i numeri del calendario.
Non voglio credere, non posso credere che la scrittura sia solo un'estensione della nostra cognitività necessariamente linguistica. Né che un gesto carico di infinite ripercussioni come lo scrivere sia una meccanica forma di scarico delle informazioni in eccesso. C'è stato un periodo in cui ho cercato di raffigurarmi la mia necessità-scrittura come un'azione non ulteriormente rimandabile. Un atto volontario e necessario per far luce, per filtrare, per trovare un filo e -perché no- un senso a quello che mi accade. Nel frattempo ho continuato a leggere e Paul Celan mi ha trovato. Dicono che noi siamo quello che leggiamo e, specularmente, noi leggiamo quello che siamo.
"Quando fai l'amore, consumi energia. Dopo ti senti felice e te ne freghi di tutto il resto, e questo loro non possono permetterlo. Loro vogliono che tu stia sempre lì a scoppiare di energia: tutte queste marce, queste grida d'acclamazione, questo sventolio di bandiere, non sono altro che sesso andato a male. Se dentro ti senti felice, perché mai ti dovresti entusiasmare per il Grande Fratello, i Piani Triennali, I Due Minuti d'Odio e tutta quella merda?"
George Orwell, 1984